
Chiedo un favore.
So che un favore è un favore, ma comprendo anche che non è mai corretto strappare un "sì" prima ancora di raccontare di cosa esattamente si tratti.
Il fatto è che ho un piccolo dolore da sopportare, un ago acuto e preciso nel lobo, un dolore quotidiano e profondo quanto il torsolo di una mela marcia.
Ho bisogno di accoglierlo in pace e di affrontarlo senza il libretto di istruzioni. Ho deciso di dare a questo mio piccolo compagno lo spazio che merita, perchè cresca e poi sfiorisca, perchè duri il suo ciclo naturale.
Non voglio sopprimerlo. Non voglio scacciarlo.
Voglio che si consumi, si esaurisca. Voglio che, giorno per giorno, mi riscopra un terreno arido, per non tornare mai più.
Voglio che il mio dolore si stanchi di me.
E allora, il favore è di aspettare. Chiunque abbia voglia di farlo.
Aspettarmi finchè avrò finito la mia tazza di tè, con i piedi che accarezzano l'erba.
D'altra parte, ho ancora tutto in punto di dita.
